Attualità

Blog

Parmalat e Argentina: la banca non informa e rimborsa

Scritto il 24/05/2012 | Categorie : Attualità | 2 Commenti

n

Le sentenze sul tema si susseguono di giorno in giorno: tra le più recenti quella della Corte d’Appello di Torino che si è pronunciata sugli obblighi informativi e su quelli di astensione dall’eseguire operazioni inadeguate relativamente ai casi Parmalat ed Argentina.

La storia, l’ho detto, è arcinota ma meritano un accenno le circostanze di fatto che hanno portato alla revisione parziale di una decisione già presa in precedenza dal Tribunale, condannando l’intermediario al risarcimento del danno patito dall’investitore.

Il default Parmalat si verificò molto rapidamente ma è pur vero che vi erano alcuni fattori ed informazioni che avrebbero dovuto indurre gli intermediari ad aprire gli occhi. Non dico che avrebbero capito che si era sull’orlo di un fallimento ma di certo che la rischiosità stesse aumentando in misura significativa.

Questi i fattori che dovevano far riflettere: l’elevata emissione di obbligazioni da parte di Parmalat fronte della dichiarazione in bilancio di rilevantissime disponibilità liquide. Da un lato si pagavano tanti interessi passivi, dall’altra si diceva di investire la liquidità in titoli a basso rischio.

La cosa incredibile è che la Centrale Rischi della Parmalat segnalava debiti molto oltre quelli del bilancio: soltanto le linee di anticipo crediti (autoliquidante) erano ben oltre il dato del fatturato! A quale società delle nostre piccole imprese sarebbe permesso tutto ciò? E soprattutto a leggere quella centrale dei rischi in rapporto al bilancio chi avevano messo, Topo Gigio?

Infine, cosa che una banca non poteva non sapere, le obbligazioni Parmalat venivano emesse da società estere, con l’intento di aggirare i limiti della legge italiana.

Quindi, sostiene la Corte d’Appello, il rating della Parmalat e dei suoi prestiti obbligazionari non era certo quello che si leggeva. Quindi le banche si erano rese inadempienti ai danni degli investitori perché se questi avessero saputo, avrebbero scelto investimenti alternativi.

Nel singolo caso analizzato in giudizio mi ha colpito anche un appunto sul rapporto tra l’operazione in bond Parmalat e l’importo del portafoglio (1 a 3, più o meno). Anche in questo si è rilevata l’inadeguatezza dell’investimento. Penso ai casi di tanti bancari che propongono la diversificazione di un intero portafogli attraverso una polizza che investe in tutto il mondo…

Per quel che riguarda le obbligazioni Argentina, la stessa Corte d’Appello ha detto che la stato di pericolo in investimenti nel paese sudamericano (desumibile anche dal rapporto rendimento/rischio) era chiaro ed evidente. E questa situazione (conclamata, al momento delle operazioni di investimento in discussione in Tribunale) non era stata adeguatamente ed agevolmente resa nota all’investitore.

 

Scritto il 24/05/2012 | Categorie : Attualità | 2 Commenti

Commenti

  • mauro

    25/05/2012 at 17:21

    …Mah i giudici e le loro sentenze…stendiamo un velo pietoso!Vorrei fare qualche riflessione magari dettata da un pò di acredine nei confronti”dei risparmiatori truffati” e dal fatto di avere vissuto quel periodo come persona coinvolta direttamente (all’epoca ero bancario e ogni giorno ero a contatto con questi risparmiatori)…
    Quanti venivano a chiedere di investire in quei titoli perchè l’amico al bar prendeva cedole con tassi alti e noi bancari non le avevamo mai proposte…e se poi gli spiegavi semplicemnte che a tasso alto rischio alto staccavano l’assegno per andare in un altra banca o prendevano qualche giorno per riflettere e tornavano poi dicendo che avevavo pensato che un po di rischio lo accettavano…quante storie cosi’ potrei raccontare. Adesso non mi va che qualcuno rimborsi loro (almeno loro rendessero le cedole alte prese in precedenza!!!) il capitale e che comunque alla fine tocchi anche me partecipare a questo rimborso…Non ci stò…Se gli parlavi di diversificazione ti ridevano in faccia…anche adesso mi piacerebbe vedere i portafogli dei risparmiatori: diversificati forse in 3 titoli-una obbligazione bancaria-un titolo stato italiano e qualche azione Domanda: se salta la banca, se salta lo stato italiano, se saltano le aziende…ancora qualche sentenza per rimborsarli… E IO PAGO!!!

    • Antonio Cajelli

      25/05/2012 at 17:42

      Caro Mauro, hai ragione. La verità non é così detto che stia soltanto da una sola parte.

Scrivi un commento