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Le banche entrano a scuola per insegnare l’educazione finanziaria
Era nell’aria, me lo sentivo. Erano mesi che sentivo che stava per succedere e la notizia di ieri, potete immaginare, non mi lascia indifferente.
L’11 giugno scorso Il Consorzio PattiChiari e il MIUR hanno siglato un Protocollo di collaborazione per la diffusione dell’educazione finanziaria presso le scuole di ogni ordine e grado. L’obiettivo è promuovere un programma pluriennale di attività di informazione e di formazione sui temi dell’economia, della finanza e del risparmio. Qui trovate il testo del protocollo d’intesa.
Se pensate come me che l’educazione finanziaria debba essere fatta da soggetti che non siano in conflitto di interessi e che insegnino nozioni che vadano realmente a favore delle persone, la notizia non vi avrà fatto particolare piacere.
I presupposti davvero non mi convincono. Ditemi voi cosa ne pensate.
Innanzitutto il tema: l’accordo prevede che siano attivati percorsi di “informazione/formazione” (quindi non di educazione, ma lì dentro la sanno la differenza??) su temi di economia, finanza e risparmio. Lo scopo è di dare ai giovani “specifiche competenze atte a fornire comportamenti attivi e consapevoli in relazione ai succitati temi”. L’accordo – di fatto – esclude (o non prevede) soggetti terzi se non altri soggetti ‘Istituzionali’: il Cajelli della situazione non entrerà nei programmi (tanto non ci sarebbe entrato). Ma vi garantisco che per me non è un cruccio.
Chi incontrerà studenti ed insegnanti? “Esperti di banca“, manco a dirlo. Chi promuove gli incontri nel territorio a favore di scuole o reti di scuole? “Esperti del sistema bancario“.
Lodevole, al contrario, il tentativo di pensare anche alle famiglie dei giovani, anche se il terreno del web, come supporto di informazione, non è ancora efficace, per tanti adulti. Ma tanto stiamo sempre parlando di informazione e di formazione, non di educazione, non di emozioni legate all’uso del denaro, non di consumo critico. Va bene così, non tocchiamo cose che fanno male…
Leggete l’articolo 8 del protocollo d’intesa. E’ vietato fare promozione di prodotti finanziari e andare contro lo spirito educativo dell’iniziativa. C’è qualche bancario che sappia agire secondo queste linee guida e sappia spiegare, ad esempio, che si può fare rivalutazione e previdenza senza usare i fondi comuni di investimento? Che sappia parlare di risparmio senza parlare necessariamente di banca o che si ricordi di parlare, ad esempio dei buoni fruttiferi postali?
Un’amica mi ha suggerito subito di provvedere a richiedere l’esenzione dall’ora di banca a scuola. E’ un’idea, ci penserò. Pensateci anche voi.
Staremo a vedere. Se qualcuno pensa che sia la Pearl Harbour dell’educazione finanziaria indipendente ricordo a tutti che quell’attacco segnò l’entrata in guerra dell’America.
Da quando ho letto questa notizia ho in mente una scena sola. Quella di un paese che ride mentre si fa male.


Commenti
Mauro farina
28/06/2012 at 13:54Carissimo Antonio,
complimenti per essere sempre sulla notizia e perchè i tuoi commenti sono per me molto stimolanti.
Leggerò con attenzione il Protocollo d’Intesa e mi limito a qualche riflessione “istintiva”:
1) non avevo dubbi che i “Soggetti Istituzionali” cercassero di mettere un filtro alla diffusione dell’educazione finanziaria
2) è comunque positivo che non abbiano esagerato e che pertanto nel rispetto della normativa Mifid chiunque possa “andare in giro” (intendo nelle strade, nei bar, nelle biblioteche, negli oratori ect ect…dove si dovrebbero comunque trovare gli indignados contro le banche) facendo “Consulenza generica” che è poi la parte più importante (nonostante mifid la svilisca)e che per sua natura sfocia nella vera educazione finanziaria.
3)personalmente ho parecchia esperienza di educazione finanziaria nelle scuole (avendo iniziato nel 1991- preistoria) e già allora non parlavo di prodotti dopo una lunga lotta con la mia direzione (in fondo basta essere presenti come banca per sfruttare iniziativa commercialmente!)La mia esperienza è poi finita dopo un “diverbio” con un esperto di banca(vicedirettore generale) che voleva impormi le cose da dire e che mi disse che ai “ragazzi basta raccontare due cazzate”( in fondo è questo lo spirito con qui andranno le banche nelle scuole).
4) proprio per questo coloro che intendono fare educazione finanziaria seria possono crerare una rete alternativa di “consulenti dell’educazione finanziaria Alternativa”(scusa le ripetizioni) che faccia dell’etica e della serietà il proprio punto di forza. Sarà poi il mercato a scegliere da che parte stare!(naturalmente i “soggetti istituzionali” partono avvantaggiati per tanti motivi…ma questa è la sfida!)
5) sono in completo disaccordo con te(disaccordo costruttivo) per quanto riguarda il riferimento ai fondi e ai buoni postali fruttiferi…ma questa è un’altra storia sulla quale ritorneremo.
un abbraccio, mauro
Antonio Cajelli
28/06/2012 at 14:18Quello che sento, Mauro, è la tua genuina fiducia negli strumenti di risparmio gestito. E vorrei provarla anch’io ma non ci riesco.
E sento che hai un sincero ed encomiabile slancio verso le persone.
Abbiamo conosciuto tutti e due esempi di brillante educazione finanziaria ante litteram, mentre lavoravamo in banca. In mezzo a incomprensibili pasticcioni, lasciameli chiamare così.
Credo sia ora di tirare fuori dal cassetto la mia ‘Associazione per la promozione dell’educazione finanziaria indipendente’, all’interno della quale ti ascrivo come socio per onore, prima ancora che tu decida di farlo.
Antonio
Mauro farina
28/06/2012 at 18:05Sarà un onore per me farne parte…sono certo che potremo fare grandi cose…e per il gestito non temere, saprò convincerti fino in fondo!
mauro
Antonio Cajelli
29/06/2012 at 22:25Grazie. È un onore.
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